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# La nostra versione dei fatti
- URL: https://ghost.lab.papanzania.casa/la-nostra-versione-dei-fatti/
- Published: 2026-10-09T19:24:37.000Z
- Updated: 2026-10-09T19:24:37.000Z
- Author: Lab Admin

Non è stata l’acqua a distruggere la stanza.

L’acqua stava arrivando da tempo. Lo si sapeva. C’erano stati segnali: piccole crepe nell’argine, un rumore sordo nelle notti di pioggia, un vecchio che passava ogni mattina sotto la finestra e ripeteva sempre la stessa frase: *«Bisogna rinforzare il muro.»* Nessuno lo ascoltava. Era una cosa noiosa da sentire, e non apparteneva a nessuna delle due parti.

Perché la verità è questa: rinforzare il muro avrebbe richiesto di lavorare insieme. Avrebbe richiesto di uscire dalla stanza, sporcarsi le mani, ammettere che il problema era più grande del tavolo. E questo faceva più paura dell’acqua.

Litigare, invece, era facile. Litigare dava a ciascuno un nemico preciso, un volto da indicare, una ragione per sentirsi dalla parte giusta. Litigare riempiva le giornate e svuotava le domande. Chi urlava contro l’altro gruppo non doveva chiedersi cosa stesse facendo, lui, per salvare la casa.

E c’era anche qualcos’altro, che pochi notarono.

Fuori dalla stanza, al riparo su una collina, c’era chi guardava. Chi sapeva che due gruppi impegnati a combattersi non avrebbero mai chiesto conto di chi aveva lasciato l’argine senza manutenzione, di dove erano finite le risorse per ripararlo, di chi aveva deciso che non era una priorità. Ogni volta che la lite rischiava di spegnersi, qualcuno da lassù gettava una nuova parola nella stanza. Una voce, un sospetto, un’accusa. E il fuoco ripartiva.

Non serviva che vincesse nessuno. Serviva solo che non smettessero.

Quando l’acqua entrò, i due gruppi si ritrovarono fianco a fianco, con l’acqua alle ginocchia, a cercare la stessa porta. In quel momento capirono di avere sempre avuto le stesse paure, le stesse case, gli stessi figli da proteggere. Capirono che il vecchio sotto la finestra aveva ragione.

Ma era tardi per il muro.

Non era tardi, però, per tutto il resto.

Perché alcuni, quella notte, si presero per mano per attraversare la corrente. Gente che fino a un’ora prima non si rivolgeva la parola. E quando l’acqua si ritirò, furono proprio loro i primi a tornare all’argine, insieme, con le pale in mano.

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